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lunedì 18 febbraio 2013

Bellezza e tristezza

Martedi 26 Febbraio, appuntamento alle ore 20 in sede con il
Prof. e socio Cesare G.
Il libro in esame sarà "Bellezza e Tristezza" di Yasunari Kawabata.

Partecipate numerosi!

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sabato 26 marzo 2011

IL TEMPO E' DENARO O NO?

 

E dunque: è denaro o no il tempo? E se non lo usiamo per "fare dei soldi" (operazione non proprio disprezzabile per chi ne ha assoluto bisogno) per quanti altri fini possiamo adoperarlo?
Sicuramente Paolo Coluccia ci ha pensato molto su, e ci offre, dopo tanto cogitare, questo suo libro.
Qui di seguito la recensione.
Elena135

"La società dell'informazione offre grandi opportunità, ma anche molteplici difficoltà, tra queste il divario tra "chi sa" e "chi non sa"; ponendo così il problema dell'esclusione. Una soluzione potrebbe essere l'incremento della cultura della relazione per passare da una "società di subordinati" a una "società di associati". Una forma associativa sorta negli anni '90, la Banca del Tempo, si inserisce in questo scenario aggiungendo - alle forme di azione nello "spazio pubblico" e nello "spazio privato" - una nuova forma di azione, quella in uno "spazio comune". Le Banche del Tempo e i sistemi di scambio non monetario liberano una parte del tempo e della vita e soprattutto fanno capire che il tempo "non è denaro"."

martedì 15 marzo 2011

LA POESIA DIALETTALE


E per gli amanti del genere ecco una bellissima poesia della nostra socia Silvia.

 

“AL MISCEL”

 
‘Na volta l’era acsè
‘na donna l’an feva in teimp a nasser
ch’ig mittiven in man
la gàccia, i fer e l’uncinett
e, s’la vliva o l’an vliva
l’impareva fin da puteina
a cusir, ricamer, fer la maia o i calzett.
E questchè l’andeva bein per el fioli di puvrett e di sgnor
e per el sori dal  cunveint.
Adesa a’n’n’è piò acsè.
Al merchè a’t’fa cater tot, bel e fat, cusì e ricamè
E.. alora ien chè al donni dal “Miscel”,
dal Cumitet Anzian dla seconda circuscrizion
ch’ ien po’ ch’al ragazi ed’ na volta.
Chelor i’s’caten al martedì e al giuvidè mateina
In d’al circol vintedu d’avril
Per tgnir bein strec al fil ed la memoria
Per cunsgnerel al ragazi dal dè d’in co
Per mantgnir na tradizion
Per insgnereg cum a’s’ fa la maia
I calzett, i centrein cun l’uncinett
(perché, giammia bein la veritè,
i lavor fat a man i piesen ancora e ien piò originel)
E….. ancora un eter quel
al donni dal “Miscel”,
che insemm el fan anch del beli ciacri e i,s’divertessen,
a’s’volen arcurder,
 un quel dimondi important:
na pianta senza radis
l’an pol menga camper
mo gnanc i cristian
i polen camper senza radis e senza memoria.
E alora tgnam da count i noster vech
Ch’i ein i guardian del nostri radis
Ch’i ein la memoria viva.
Al boun  dal mond d’inco
Al sta in d’al boun dal mond d’na volta.
Silvia

Traduzione

“ Il GOMITOLO”


Una volta era così:
una donna non faceva in tempo a nascere
che le mettevano in mano
l’ago, i ferri e l’uncinetto
e, volente o non volente,
imparava fin da piccola
l’arte del cucire, ricamare, far la maglia e i calzetti.
E questo era per le figlie dei poveretti,per quelle dei signori
E per le suore del convento.
Adesso non è più così.
Il mercato ci fa trovare tutto bell’e fatto, cucito e ricamato
E…allora, eccole qua le donne del “Gomitolo”
del Comitato Anziani della Circoscrizione due
che sono poi le ragazze di una volta.
Queste si trovano il martedì e il giovedì mattina
nel Circolo XX Aprile
a tenere ben stretto il filo della memoria,
per consegnarlo alle ragazze del giorno d’oggi,
per conservare una tradizione,
per insegnare loro come si fanno la maglia,
i calzini, i centrini con l’uncinetto
(perché, diciamo la verità,
i lavori fatti a mano piacciono ancora e sono più originali)
E poi un’altra cosa:
le donne del “Gomitolo”,
che insieme fanno anche delle belle chiacchiere e si divertono,
ci vogliono ricordare una cosa molto, molto importante:
una pianta senza radici
non può vivere,
ma neanche gli uomini
possono vivere senza radici, senza la memoria.
E allora teniamoci buoni i nostri anziani
Che sono i custodi delle nostre radici,
che sono la memoria viva.
Il futuro del nostro mondo
sta nel buono del mondo passato

Silvia

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martedì 26 gennaio 2010

Preferisco sognare

Voglio ringraziare Teresa Malaguti, presidente della Banca del Tempo di Finale Emilia, che venerdì scorso ann'incontro del Direttivo del nostro Coordinamento provinciale ci ha fatto scoprire questa meravigliosa poesia, dal titolo...

PREFERISCO SOGNARE
di Manuela Palchetti


Non è facile spiegare
l'alternarsi dei desideri
e degli stati d'animo

Non so se mi capisci se ti dico
che talvolta preferisco sognare
piuttosto che concretizzare

Non ho voglia di essere efficiente
eccellente, eccessiva
sulla cresta dell'onda

Oggi mi sento indolente
voglio soltanto godermi il presente
Realizzare i propri sogni
costa grande fatica
e tempo speso e corse e disciplina

Ti sembra impossibile che possa
serenamente rasentare la mediocrità
Ma io voglio andare al mercato
a comprare i piselli
e avere il tempo per sgranarli


venerdì 11 dicembre 2009

LETTURE DAL SEMINARIO REGIONALE(2)

CHE ORE SONO?

Dà i numeri del lotto il campanone?
Prima le due e mezzo, adesso ha suonato le dieci, il mio fa le tre. E' fermo e la sveglia, figurarsi, segna le undici, si dev'essere scaricata la pila, aspetta, che di sopra han portato il sambuco, si vede fino al comune, questa è bella, fa mezzogiorno... son diventati tutti matti gli orologi?
Caterina, che ore sono?
- Non lo so mica, mi sono addormentata. Liana, che ore sono?... ma guarda l'orologio! Come, non ce l'hai? Hai perso anche quello? Se lo sa tuo padre... che avrò dormito..., io dico saranno si e no le quattro.
Ma a me mi ci voleva l'ora giusta!... Aspetta, di sotto passa qualcuno... Amedeo, va là, hai l'ora buona? Qui non si capisce più niente!
- Cadi male, l'orologio l'ho portato ieri dall'orologiaio, ma saranno le cinque e un quarto, le cinque e mezzo.
Già le cinque e mezzo! Non ti sbaglierai?
- Fai tu, alle cinque e mezzo ero in piazza.
E' lo stesso, grazie lo stesso, io ho bisogno dell'ora precisa... Ecco qui Bisognani, me la dice lui: Lazzaro, sapete l'ora?
- Cosa vuoi che sappia, ho ottantun anni, ormai è sempre l'ora che pare a me...
Questo è andato in bambola, pazienza, lo domando al Ghecc che vien su adesso: Armando dimmelo tu, che ore sono?
- Le sei e mezzo.
Non guardi l'orologio?
- L'ho nella testa, io, l'orologio!
Ma è possibile? Si son messi tutti d'accordo qui? Che non si riesca a sapere l'ora?... E quest'altro chi è? Paganelli... : Arturo, hai l'orologio?
- Ho un orologio io, che se me ne dessi uno d'oro non farei a cambio, è di mio nonno quando era in ferrovia...
Io volevo solo sapere...
- ...non lo tocco mai, lo carico e va, non sbaglia di un minuto, altro che la roba che fanno adesso, questo è un orologio che, se segna le sette e un quarto son le sette e un quarto anche per il Signore!
Insomma, mi puoi dire che ore sono?
- Te lo dico subito...Ma, ma dov'è andato? Dove l'ho messo che a Rimini ho guardato l'ora,... che ti venga un colpo!
Cos'è stato?
- Me l'hanno rubato, il mio orologio, me l'hanno rubato... che ho visto una brutta faccia sulla corriera, poi c'è stata una brusca frenata... è stato lui, ma lo denuncio io! E' che a quest'ora... cosa vuoi denunciare? Chissà dov'è il mio orologio a quest'ora! Che è un valore! Non li fanno più... delinquente! Ma lo riconosco io se l'incontro... deve pregare di non incontrarmi!
Qui è sempre peggio, sta buono, viene giù Buda: fermati un momento Fanfin, che ore sono?
- E' tardi.
Ho capito ma che ora è?
- Te l'ho pur detto: è tardi.
Ma che ore sono?
- E' sempre tardi, e più la fai lunga, più viene tardi.
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Elena135

martedì 8 dicembre 2009

LETTURE DAL SEMINARIO REGIONALE


Il 5 Diembre appena trascorso si è svolto a Modena il Seminario Regionale delle Banche del Tempo, nel corso del quale sono state lette poesie e brani che avevano per tema il tempo e che pubblico ben volentieri. Comincio con una poesia.


IL TEMPO

Il tempo... l'unica cosa che possiedi.
Terribile?
Si.
Forse.
Ma è anche fantastico poter vivere qui ed ora
quando tutto è pienamente accessibile attorno a te.
Il tempo non è solo l'unico intervallo che possiedi
ma è un intervallo di tempo di cui hai il possesso.
Proprio ora,
il tempo diventa tangibile
soppratutto in relazione alle nascite e alle morti che si verificano nel nostro ambiente.
La nostra quotidianità è piena di avvenimenti,
persone e luoghi,
di tanto in tanto
affermiamo di vivere nel presente
o almeno
di volerlo fare, interamente.
Ma il presente
diventa inerte se non sappiamo cosa fare tra un mese:
l'idea del domani è necessaria per vivere l'oggi.

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Elena135